Autismo in età adulta: caratteristiche, masking e diagnosi

L’espressione “autismo ad alto funzionamento” viene ancora utilizzata nel linguaggio comune e nelle ricerche online per descrivere persone nello spettro autistico con buone capacità cognitive e linguistiche e un elevato livello di autonomia. Non si tratta, tuttavia, di una diagnosi clinica specifica e questa definizione può restituire una rappresentazione parziale dell’esperienza della persona. Studiare, lavorare, avere relazioni e apparire autonomi dall’esterno non permette infatti di comprendere necessariamente le difficoltà incontrate, la fatica richiesta dall’adattamento o il bisogno di supporto che può emergere in specifici ambiti della vita.

Quando l’autismo è difficile da riconoscere

In alcune persone le caratteristiche dello spettro autistico possono essere poco evidenti dall’esterno. Possono esserci buone capacità linguistiche e cognitive, accompagnate però da un modo peculiare di vivere le relazioni sociali, gli imprevisti, i cambiamenti o i contesti particolarmente stimolanti.
Possono essere presenti una forte necessità di prevedibilità, interessi molto intensi, sensibilità a rumori, luci o altri stimoli sensoriali e una sensazione ricorrente di affaticamento dopo le interazioni sociali. Non tutte le persone autistiche presentano queste caratteristiche nello stesso modo o con la stessa intensità. Per questo è importante comprendere non soltanto la presenza di singoli tratti, ma il modo in cui questi si inseriscono nell’esperienza complessiva della persona, nella sua storia e nei diversi contesti di vita.

Autismo e masking: quando adattarsi richiede molta energia

Un aspetto particolarmente importante è il masking, cioè l’insieme di strategie attraverso cui una persona può cercare di nascondere, controllare o compensare alcune proprie caratteristiche per adattarsi alle aspettative sociali. Può significare, ad esempio, osservare e imitare il comportamento degli altri, preparare mentalmente ciò che dire durante una conversazione o controllare continuamente il proprio modo di esprimersi.
Dall’esterno tutto può sembrare spontaneo. L’esperienza vissuta dalla persona può essere molto diversa: ciò che appare naturale agli altri può essere il risultato di un continuo lavoro di osservazione, interpretazione e adattamento. Questa distanza tra ciò che viene osservato dall’esterno e ciò che viene vissuto soggettivamente è uno degli aspetti importanti da esplorare durante una valutazione dei “sintomi dell’autismo adulti” ed è uno dei motivi per cui alcuni profili
possono essere riconosciuti soltanto in età adulta.

Autismo nelle donne e diagnosi tardiva

Nelle donne e, più in generale, nelle persone con caratteristiche meno immediatamente riconoscibili, la diagnosi può arrivare tardivamente.
Alcune persone raccontano di essersi percepite “diverse” fin dall’infanzia senza riuscire a comprenderne il motivo, sviluppando nel tempo strategie molto sofisticate per inserirsi nei contesti sociali. Una valutazione dell’autismo in età adulta può permettere di rileggere queste esperienze all’interno di una cornice differente, costruendo una comprensione più coerente del proprio modo di essere e della propria storia.

Perché può essere utile una diagnosi in età adulta?

Ricevere una diagnosi non significa ridurre la propria identità a una categoria diagnostica. La diagnosi descrive alcuni aspetti del funzionamento, ma non esaurisce la complessità della persona e della sua esperienza. Per alcune persone può rappresentare uno strumento attraverso cui esperienze che per molti anni sono apparse difficili da comprendere acquisiscono un significato nuovo. Può aiutare a riconoscere i propri
bisogni, comprendere determinate fatiche e valorizzare caratteristiche e risorse personali. Dopo la diagnosi, un supporto psicologico attento alla neurodivergenza può accompagnare la persona nella costruzione di una maggiore comprensione del proprio modo di essere, aiutandola a individuare
modalità più sostenibili di vivere le relazioni, il lavoro e la quotidianità. L’obiettivo non è rendere la persona “meno autistica”, ma comprendere il suo particolare modo di essere nel mondo e costruire un equilibrio più rispettoso tra caratteristiche personali, bisogni, relazioni e contesti
di vita.

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