DIAGNOSI DELLE NEURODIVERGENZE
Per le persone neurodivergenti ricevere una diagnosi può rappresentare un passaggio importante per comprendere
più profondamente il proprio modo di pensare, apprendere, comunicare, entrare in relazione con gli altri e fare esperienza del mondo e, quindi, il proprio modo di essere. La diagnosi non è un’etichetta attraverso cui definire la persona, ma uno strumento di conoscenza che può
aiutare a dare significato ad alcune esperienze, riconoscendo difficoltà, risorse e caratteristiche individuali
all’interno della propria storia di vita.
La valutazione può essere svolta durante l’infanzia e l’adolescenza, ma anche in età adulta, quando alcune
caratteristiche non sono state riconosciute in precedenza.

AMBITI DI VALUTAZIONE
I percorsi diagnostici per le persone neurodivergenti possono riguardare DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento), autismo, ADHD e plusdotazione o alto potenziale cognitivo.
Ogni valutazione viene costruita tenendo conto dell’età, della storia personale e delle specifiche esigenze della persona. L’obiettivo non è soltanto individuare la presenza o meno di determinati criteri diagnostici, ma comprendere come alcune caratteristiche si inseriscano nel modo personale di vivere le esperienze,
relazioni e i diversi contesti di vita.

PERCHÈ PUÒ ESSERE IMPORTANTE
Una diagnosi può aiutare a comprendere meglio il proprio funzionamento, riconoscere i propri bisogni e
individuare modalità più sostenibili di stare nei diversi contesti di vita.
Quando ne ricorrono i requisiti, può inoltre essere utile per accedere alle misure e alle tutele previste dalla
normativa in ambito scolastico, universitario o lavorativo.
L’obiettivo del percorso è offrire una comprensione della persona che tenga insieme caratteristiche
neuropsicologiche, storia individuale ed esperienza vissuta, aiutandola a riconoscere i propri bisogni e a
valorizzare le proprie risorse.

Come si svolge la valutazione?
Il percorso può prevedere colloqui clinici, raccolta della storia personale e familiare, questionari di screening e test standardizzati, scelti in base alle caratteristiche e alle necessità della persona. Gli strumenti diagnostici vengono integrati con la comprensione della storia individuale e dell’esperienza soggettiva, affinché la valutazione non si riduca al risultato di un test, ma restituisca una lettura complessiva del funzionamento della persona. Al termine viene effettuato un colloquio di restituzione per condividere e spiegare quanto emerso dalla valutazione e, quando previsto, viene consegnata una relazione scritta con le indicazioni utili per i passi successivi.
LA DIAGNOSI NELL'ETÀ ADULTA
Molte persone neurodivergenti arrivano alla valutazione da adulte, talvolta dopo anni trascorsi a cercare una spiegazione per alcune difficoltà o per la sensazione di vivere determinate situazioni in modo differente rispetto alle persone intorno a loro. Questo può accadere anche perché nel tempo sono state sviluppate strategie di adattamento e compensazione che hanno reso alcune caratteristiche meno evidenti. Una particolare attenzione viene
dedicata anche alle diagnosi tardive nelle donne, soprattutto nell’ambito dell’autismo e dell’ADHD. Ricevere una diagnosi in età adulta può permettere di rileggere la propria storia alla luce di una nuova comprensione di sé. Esperienze precedentemente vissute come incomprensibili, contraddittorie o difficili da collocare possono acquisire un significato differente all’interno della propria storia.